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I Cenoni Ieri e Oggi: Parliamone con Tognazzi

Posted On dicembre 12, 2014 at 10:00 am by / No Comments

Per queste feste abbiamo pensato a un post “originale” in tutti i sensi… un’intervista doc tratta interamente da Nuova Cucina del Dicembre 1979, rivista per chi non lo sapesse  diretta da Ugo Tognazzi. Ebbene sì, oltre all’attore,, regista, chef e autore di libri, il nostro amato Ugo ha anche diretto una rivista di cucina, da questa abbiamo preso spunto per raccontarvi il Natale a casa Tognazzi, raccontato dalla sua viva voce… buona lettura

I Cenoni Ieri e Oggi: Parliamone con Tognazzi

Nella sua casa di campagna si fanno progetti per le prossime feste. L’occasione è venuta a proposito: tra un discorso e l’altro il nostro Direttore si è messo davanti ai fornelli.

Ugo Tognazzi si rilassa nella sua casa di compagna dopo le fatiche dell’ultimo film “I viaggiatori della sera” che sta avendo un grosso successo in tutta Italia.  Natale e Capodanno sono alle porte: si fanno programmi si pensano inviti, si progettano menù e grandi pranzi. Ma soprattutto si ricordano anni e feste passate, si fanno confronti, si giudicano emozioni e reazioni.

D: Senti Ugo, il pranzo di Natale di un tempo era diverso da quello di oggi?

U: Si, certamente. Credo soprattutto che non sia rimasto più il gusto della mangiata eccezionale. Un tempo il cibo di ogni giorno aveva un suo ritmo, più o meno povero, magari ripetitivo, forse più sano. Si mangiavano le cose di stagione, secondo la loro naturale apparizione sui mercati. Oggi, tra surgelatori, coltivazioni speciali e importazioni da tutto il mondo, questo ritmo è stato stravolto. Viviamo in una dimensione un po’ strana e innaturale. D’inverno ci nutriamo con cose che una volta non avremmo mai sognato di assaggiare. Allora c’era una salutare routine e, ogni tanto, le ricorrenze. Compleanni, Pasqua e soprattutto Natale e Capodanno. Allora si che si mangiava! Si aspettava quei giorni con ansia, si partecipava alla silenziosa frenesia dei preparativi. Era un conto alla rovescia emozionante. Mi ricordo i Natali quando ero bambino: una settimana di lavoro, di attesa; il brodo fatto al sabato con un bel cappone per un risotto o una minestra eccezionale. Poi per metà settimana si viveva di quello che era avanzato: la polpetta in fondo è nata da una situazione come questa . Ma allora un pasto ricco aveva un suo valore preciso, esaltante. Il digiuno o la vigilia del giorno precedente lo sottolineavano ancora di più….

Oggi non dico di proporre un digiuno di venti giorni prima di Natale, ma credo che sarebbe bello mangiare sobrio nelle settimane che precedono la festa, mangiare semplice e modesto. In questo modo si risparmia anche un po’ e lo si investe in un bel pranzo. E poi si sente il desiderio della quantità e della qualità. Tutto questo rallegra perché crea una tensione positiva, il raggiungimento di uno scopo, <<motiva>>un operazione che altrimenti lavora su un terreno non fertile, sulla sazietà di tutti i giorni. Bisogna soprattutto avere “voglia”  di mangiare.

D: Dove passavi Natale e Capodanno quando eri ragazzo?

U: A Milano insieme alla  grande famiglia di mio padre. Ci spostavamo apposta per andare nella grande città. E per me Milano era semplicemente “la capitale del Natale”, una città amata e favoleggiata . Mio padre faceva l’assicuratore si spostava molto durante l’anno, cambiavamo spesso residenza. Ma per Natale si riuniva sempre con i suoi sei fratelli e i genitori . Era un’enorme tavolata. La vigilia la passavamo da uno dei fratelli  e il giorno di Natale a casa del nonno. Era un rito fatto di molte cose: il Gesù Bambino che arrivava, i regali sotto l’albero, la frutta secca che guardavi a lungo e ti ingolosiva. Persino l’odore del mandarino, prevalente intutta la casa, riguardava il Natale. Era un avvenimento che si concentrava in un giorno , che si svuotava di cose grosse e buonissime per riempirsi di briciole…..

D: Dove passerai queste feste?

U: Natale credo in casa mia qui in campagna con mia moglie e i miei figli e capodanno sull’ acqua…. Non so esattamente dove.  So però con chi…………..Tutto sommato , non mi piace creare un’abitudine monotona nella tradizione.

 

D: Quindi niente cenone di fine anno….

U:  No niente …. Questi ultimi anni in montagna mi hanno sempre “catturato” per organizzare o per dedicarmi un cenone di fine anno.  Quando c’era mia padre trascorrevo il fine  anno in famiglia in una villetta vicino Varese con un gruppo di amici. Allora mi sfogavo essendo in casa mia,  con la possibilità di fare i rifornimenti che volevo. Allora ci sono stati cenoni di Natale e di Capodanno indimenticabili. Un po’ perché il cibo era buono, un po’ perché il carattere familiare favorisce queste feste più dei posti pubblici, anche se molto belli e alla moda. Detto tra noi in questi posti e in queste occasioni affollate , normalmente si mangia male. Il consiglio mio è quello d stare a casa , se si vuole dare valore alla cena.

 

D: Che progetti hai per il nuovo anno?

U: Non ho l’abitudine di farli. Fortunatamente finora la fortuna mi ha assistito.  Il mio ultimo film “I viaggiatori della sera” di cui sono anche regista sta andando bene. Spero che il 1980 continui così.   Ma penso che potrei restare anche un po’ lontano dal cinema…per occuparmi  di questa rivista!  Di solito nei confronti dell’attore che fa anche il regista c’è prevenzione: io spero di averla superata, così come spero di superare , nel settore della cucina quel pizzico di diffidenza che i professionisti hanno verso i dilettanti (quali io sono…).

E Buone Feste a Tutti !!!!

 

Presto sul blog anche le ricette di Ugo Tognazzi per le Feste… seguiteci!!!

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