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Ugo Tognazzi e Luciano Salce

Posted On maggio 25, 2015 at 9:17 am by / No Comments

Tognazzi e Salce sono una coppia celebre del cinema italiano, hanno rappresentato un capitolo importante e significativo a cui vogliamo regalare un momento con una serata tematica, che si svolgerà in Tognazza il 30 maggio alla presenza di Gian Marco Tognazzi e di Emanuele Salce. Per rivivere quegli anni passati vi proponiamo un brano tratto dal libro “La Supercazzola” in cui  raccogliamo una testimonianza di Ugo Tognazzi e il suo lavoro con Salce.

“Dentro di me covavo altre voglie. Con l’indicazione del “Federale” mi sembrò in quel momento di poter scoprire la strada giusta per iniziare quasi un nuovo mestiere. Ma naturalmente Broggi e Libassi col loro copione di Castellano e Pipolo cercarono di creare la solita sicura combinazione. Avevo anche un’altra proposta, ma siccome sentii che in quel testo mi si offriva un’occasione diversa, mi imposi affinché a dirigere e a coordinare questo film anche in fase di sceneggiatura intervenisse un regista ambizioso, giovane, con il quale poter parlare, perché sapevo già che cosa potevano predisporre in partenza i due produttori. Loro mi dicono: «Va bene, fai tu un nome!». Io conoscevo Salce perché aveva fatto la regia della mia ultima commedia musicale, “Uno scandalo per Lili”, e mi sembrava una persona con cui si poteva avere un dialogo, e Salce aveva fatto come primo film un film alla Mattoli o alla Mastrocinque che si chiamava “Le pillole di Ercole”. Insomma ho agito d’astuzia, perché se Salce avesse fatto prima un film più impegnativo e avessi mandato i due produttori a vederlo, mi avrebbero detto senz’altro di no, invece videro “Le pillole di Ercole”, una vecchia pochade, e trovarono quel che loro cercavano, un film d’assoluta evasione, e dissero di sì. Allora vidi Salce e gli dissi: «Mi sembra che questa sia l’occasione per fare qualcosa di diverso, per avere un personaggio anziché un pretesto meccanico di commedia o parodia». Salce fu d’accordo, lavorò con Castellano e Pipolo, e si fece il film. Mentre giravo la parte finale, i produttori, attraverso vie non alla luce del sole, mi offrirono un’automobile a patto che aggiungessi delle battute comiche a quel finale, perché erano intimoriti dalla svolta che c’era nel film quando mi picchiano e quando viene fuori la morale della favola e l’essenza del personaggio. Non ricordo se l’automobile la ebbi, ma ricordo che però la battuta ce la misi, e quando Wilson mi dice: «Non hanno picchiato te, hanno picchiato la tua divisa», risposi, benché ammaccato di botte e in un contesto abbastanza serio: «Sì, ma la divisa ce l’ho io». Allora le operazioni cinematografiche erano un po’ più alla Brancaleone e i produttori avevano iniziato il film senza aver ancora la distribuzione. I due soci fecero una pro zinne con alcuni distributori, quelli che avrebbero dovuto prendere il film, e ricordo due distributori che alla fine mi presero da parte e mi dissero: «Tognazzi, tu devi fa’ i film comici!». Broggi e Libassi dovettero legarsi all’ultimo momento a una distribuzione piccola proprio perché (e parlo del “Federale”, non di “Porcile” di Pasolini!) non trovarono altro. Era un filmino, un quadretto rispetto al pannello cui in fondo si rifaceva, quello di “La grande guerra”, ma con certe piacevolezze che valgono quelle del grande quadro. Alcuni critici poi vollero farlo apparire quasi qualunquista, perché si dava una giustificazione a questo povero ingenuo che invece rispecchiava tutti quegli italiani che in un periodo precedente se non si erano comportati così poco ci mancava, e di federali di quel genere che poi hanno continuato le loro belle carriere dopo la guerra non ne sono certo mancati”.